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Il sito italiano di Chirurgia della Spalla 
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Amici & Ospiti
Sono sempre i 20/12/2012
Sono sempre i  »

Ecco un ricordo dei cari Amici e colleghi Dr. Karkamkar (India) e Dr. Rossi (Napoli), che dopo un periodo di frequenza presso la nostra Unitą, speriamo proficuo, sono tornati ai loro Reparti di appartenenza. All'estrema destra la D.ssa Annamaria Ricci la n...
Spalla e fumo, un bel lavoro dell'Amico Dr. Stefano Gumina 20/12/2012
Spalla e fumo, un bel lavoro dell'Amico Dr. Stefano Gumina »

Spalla e fumo. Qual č il legame tra questi due elementi in apparenza lontanissimi? La scoperta č degli ortopedici dell’universitą La Sapienza di Roma. Per la prima volta hanno dimostrato che i consumatori di sigarette rischiano, in misura maggiore rispetto...
Congressi & Corsi
Incontro con Sumant G. Krishnan 17/10/2011
Incontro con Sumant G. Krishnan »

Il 26 ottobre 2011 l'U.O. di Chirurgia della Spalla di Cattolica incontra Sumant G. Krishnan Chirurgo Ortopedico della spalla di Dallas (Texas - USA). Nell'ambito dell'incontro verranno eseguiti 4 interventi in video-diretta (2 artroprotesi inverse e 2 su...
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Neurolisi nervo ulnare al gomito Caso della Settimana Tendinopatia calcifica della spalla Upper limb functional evaluation on baseball pitchers Info Incontri Feedback Disclaimer Instabilitą gleno-omerale posteriore Le Bony Bankart Glenoid fractures and shoulder instability Trattamento a cielo aperto nelle fratture di glenoide Indications in fractures of the anterior glenoid rim Radiographic analysis of bone defects in chronic anterior shoulder instability Glenoid fractures and related shoulder instability Arthroscopic reconstruction of glenoid fractures La terapia osteopatica posturale nella rieducazione di spalla Instabilitą gleno-omerale - trattamento chirurgico Rehabilitation protocol after an anterior screwed coracoid block procedure Trattamenti rieducativi nella instabilitą di spalla Trattamento conservativo nelle fratture della glenoide Rottura della cuffia dei rotatori Ruolo dell'artroscopia nella patologia dell'articolazione acromion-claveare Traumatismi dell'acromion-claveare Capsulite adesiva della spalla Tendinopatia calcifica della cuffia dei rotatori Recidive di rottura cuffia dei rotatori La protesi di spalla nelle fratture dell'estremo prossimale dell'omero Idrochinesi terapia nella spalla operata Riabilitazione nelle protesi di spalla Traumi della Spalla 1 Lesioni dell'arteria ascellare dopo frattura omerale


   


Idrochinesi terapia nella spalla operata

P. Paladini, G. Porcellini, F. Campi


La riabilitazione delle spalle operate prevede una fase a secco ed una fase in acqua.
Perché il lavoro in acqua?
Prediligiamo questo lavoro perché da alcuni vantaggi:
· Diminuzione della forza di gravità e del peso corporeo, ciò dà la possibilità di riprendere più precocemente il movimento attivo;
· Temperatura media di 32°-34° che provoca vasodilatazione e, quindi, rilassamento e diminuzione delle tensioni muscolari;
· Spinta idrostatica che gratifica maggiormente il paziente in quanto i movimenti risultano più facili ed indolori;
· Resistenza proporzionale alla spinta data dal paziente , per cui individuale e personalizzata.
La nostra esperienza ha dimostrato che il lavoro in acqua ha, inoltre, fattori favorevoli soprattutto per l'atleta:
· ripetizione del gesto tecnico coinvolgendo le catene muscolari che ne fanno parte;
· mantenimento o miglioramento del condizionamento fisico e mentale (anche del polso e dell'avambraccio);
· condizione psicologica favorevole (il movimento che sarà possibile effettuare solo più tardi a secco, in acqua è ben visibile anche precocemente).
L'acqua da la possibilità di recuperare il gesto tecnico, non solo con esercizi per il rinforzo di abbassatori e rotatori della testa omerale con ausilio di resistenze, ma anche e soprattutto con movimenti effettuati in apnea. Una zavorra tiene l'atleta saldo al fondo della piscina, ciò gli permette di ripetere il gesto completo del servizio, che risulta essere il gesto più pericoloso per la spalla di un tennista, con una resistenza alla mano ed, in progressione, con la racchetta. Facciamo effettuare lo stesso movimento anche con elastici che permettono resistenza nella spinta verso il basso ed aiutano il ritorno passivo.
Tale esercizio può essere eseguito precocemente in quanto, nell'esecuzione del gesto, la velocità e la forza dell'atleta sono frenate dalla resistenza dell'acqua, per cui abbiamo constatato nella nostra esperienza che, a parità di ampiezza del gesto tecnico, ci sarà assenza di dolore. L'atleta può essere riportato al terreno di gioco con gradualità, evitando eccessive sollecitazioni ed aumentando l'elasticità tendinea e muscolare che agevola notevolmente il recupero.
Con questo tipo di metodica abbiamo riscontrato un miglioramento (soprattutto per il dolore) della riabilitazione nella prima fase attiva rispetto ai pazienti operati in chirurgia aperta. L'idrochinesi terapia ha permesso, inoltre, di riacquistare precocemente il gesto tecnico e di riportare l'atleta all'attività agonistica in maniera meno traumatica.

 


 

M. Biondi, F. Inglese (dal sito: www.riabilitazionespalla.it)

IL RECUPERO FUNZIONALE LEGATO ALL’ACQUA

Negli ultimi anni è stata data sempre maggiore importanza  all’acqua, come ambiente utile, sia per un ottimale allenamento muscolare che per un precoce recupero funzionale in pazienti affetti da patologie che interessano in modo primario o secondario l’apparato muscolo-scheletrico.
In riabilitazione l’efficacia della idrokinesiterapia è stata variamente indagata dalla letteratura scientifica e i vantaggi offerti dall’acqua sono, oggigiorno, ampiamente sfruttati nei protocolli riabilitativi per le più svariate patologie di origine muscolo scheletrica (lombalgie, tendiniti, patologie degenerative muscolo tendinee,…), nei protocolli post chirurgici ortopedici dei vari distretti anatomici (spalla, anca, ginocchio,…) e nel recupero funzionale in pazienti affetti da problematiche neurologiche (emiplegia, lesioni spinali, sclerosi multipla,…).
Il solo stare in immersione, unitamente al compiere movimenti a corpo libero nell’ambiente acquatico, offre dei vantaggi e può essere considerato, in alcuni casi, esclusivamente un esercizio volto al miglioramento delle condizioni cliniche del paziente. Consideriamo, per esempio, le patologie degenerative dei dischi intervertebrali, associate o meno ad una sintomatologia dolorosa irradiata da compressione delle radici nervose, il posizionare un paziente in galleggiamento è un atto terapeutico: la spinta di galleggiamento dell’acqua, infatti, permette di controbilanciare la forza- peso incidente sulla colonna vertebrale del paziente, dare sollievo alle strutture discali non più compresse e rilassare la muscolatura tonica antigravitaria che spesso troviamo contratta e dolente in questa tipologia di pazienti.
Nelle patologie infiammatorie tendinee in fase acuta, blandi movimenti per un tempo prolungato nell’acqua permettono un lavoro aerobico in assenza di dolore, costituiscono un iniziale esercizio terapeutico muscolare, cardio-circolatorio e respiratorio: l’aumento del flusso sanguigno nei distretti, sede di infiammazione, permette una minore stasi di liquidi e diminuisce le tensioni dolorose sui tessuti circostanti. Il miglioramento della sintomatologia dolorosa permette, inoltre, un esercizio muscolare sufficiente a prevenire il danno secondario all’immobilità della fase acuta. In presenza di edemi ed ematomi, specie sugli arti inferiori, ad esempio secondari a noxe traumatiche,  la  spinta idrostatica dell’acqua  offre un aiuto alla circolazione ed al riassorbimento dei liquidi. Il paziente immerso nell’acqua, che pedala in posizione verticale con il supporto di una cintura galleggiante per venti minuti, si avvale sia delle proprietà del lavoro aerobico sia della spinta idrostatica dell’acqua che, grazie alla sua pressione uniforme sui tessuti e al gradiente crescente secondo la profondità, permette un miglior flusso circolatorio dei distretti periferici al cuore.
Il lavoro in acqua, specie se calda (minimo trenta gradi), permette una diminuzione della “frequenza di scarica” dei nocicettori ed un maggior rilassamento generale della muscolatura corporea, allevia  le sindromi dolorose legate a rigidità e a contratture muscolari, causate da un semplice sovraffaticamento (ad esempio nei pazienti sportivi) e/o secondarie a patologie infiammatorie e degenerative.
Nel caso di pazienti sottoposti ad interventi chirurgici le considerazioni sui vantaggi del lavoro in acqua sono molteplici. La riduzione della forza peso, il sostegno offerto dall’acqua sui distretti del corpo, l’assenza di forze di taglio durante l’esercizio e la possibilità di un lavoro muscolare progressivo, inizialmente con intensità minime, permettono al paziente operato di lavorare sul mantenimento del tono e del trofismo muscolare e sul recupero motorio funzionale del distretto operato in tempi precoci, rispetto all’esercizio in palestra riabilitativa. Per quel che riguarda il distretto della spalla, la scuola francese propone lavori di mobilità in acqua già nella seconda giornata post chirurgica: con particolare attenzione, ovviamente, alla protezione della zona del taglio chirurgico. Tutta la riabilitazione post chirurgica concernente gli arti inferiori si avvale del lavoro microgravitario offerto dall’acqua: i pazienti, che non sono ancora in grado di sostenere il carico sull’arto operato, possono attuare un programma di mobilità articolare e rinforzo muscolare ed allenare lo “schema del passo” senza rischi sulla zona di intervento e, cosa non meno importante, in totale sicurezza dal pericolo di cadute.
Anche il feedback propriocettivo offerto dall’acqua è un elemento importante favorevole al recupero motorio. Nei casi di instabilità di caviglia, in esiti di recidive di distorsione, è fondamentale l’allenamento del controllo motorio e della propriocezione: oltre alla sicurezza ed alla sensazione di “contenzione” offerta dall’acqua, durante l’esercizio (ad esempio le flesso-estensioni o le inclinazioni laterali della caviglia con tavolette o l’allenamento stesso del passo), i recettori dei distretti articolari (esterocettori, propriocettori) sono soggetti ad un’intensa stimolazione tattile propriocettiva, che facilita l’apprendimento motorio del soggetto.
Nel caso di pazienti sportivi, l’allenamento, in parziale o totale immersione, offre un vantaggio ulteriore al percorso terapeutico per il recupero completo dell’atleta: il gesto sportivo può essere, infatti, simulato in immersione dove le proprietà dell’acqua (assenza di gravità e di forze di taglio, sostegno degli arti e lavoro a basse velocità angolari,…) diminuiscono i rischi legati all’intensità del gesto stesso. In un secondo tempo, invece, le proprietà legate alla viscosità del liquido favoriranno la strutturazione di esercizi ad intensità più elevate. Ricordiamo che l’attrito in acqua aumenta proporzionalmente al quadrato della velocità con cui avviene il movimento: la richiesta, quindi,  di un’esecuzione veloce dell’esercizio terapeutico, o del gesto simulato, e l’utilizzo di attrezzi, quali palette o pinne (le cui superfici aumentano ulteriormente l’attrito con l’acqua), permettono un allenamento importante delle strutture muscolari con un minor stress articolare  e con  una diminuita sintomatologia dolorosa.
In conclusione, possiamo affermare che l’acqua può essere considerata uno strumento importante durante tutte le fasi del percorso riabilitativo e del recupero funzionale dei pazienti.
Essa permette, in ultima analisi, un lavoro globale che porta benefici non solo al distretto di maggior interesse clinico, ma all’intero apparato muscolo-scheletrico, respiratorio e cardio-circolatorio ad esclusivo vantaggio del benessere del paziente.

 

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