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Sono sempre i 20/12/2012
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Ecco un ricordo dei cari Amici e colleghi Dr. Karkamkar (India) e Dr. Rossi (Napoli), che dopo un periodo di frequenza presso la nostra Unitą, speriamo proficuo, sono tornati ai loro Reparti di appartenenza. All'estrema destra la D.ssa Annamaria Ricci la n...
Spalla e fumo, un bel lavoro dell'Amico Dr. Stefano Gumina 20/12/2012
Spalla e fumo, un bel lavoro dell'Amico Dr. Stefano Gumina »

Spalla e fumo. Qual č il legame tra questi due elementi in apparenza lontanissimi? La scoperta č degli ortopedici dell’universitą La Sapienza di Roma. Per la prima volta hanno dimostrato che i consumatori di sigarette rischiano, in misura maggiore rispetto...
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Incontro con Sumant G. Krishnan 17/10/2011
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Il 26 ottobre 2011 l'U.O. di Chirurgia della Spalla di Cattolica incontra Sumant G. Krishnan Chirurgo Ortopedico della spalla di Dallas (Texas - USA). Nell'ambito dell'incontro verranno eseguiti 4 interventi in video-diretta (2 artroprotesi inverse e 2 su...
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IL RUOLO DEL PREPARATORE ATLETICO NELLA RIEDUCAZIONE DEGLI ATLETI

FRANCESCO CUZZOLIN
preparatore atletico Toronto Raptors (ex-Benetton Pallacanestro Treviso)


Premessa

Negli ultimi anni la figura del preparatore atletico che lavora in un team professionistico, ha conseguito dei cambiamenti considerevoli. Per svolgere al meglio il proprio lavoro, non bastano più le competenze inerenti la programmazione e le metodologie dell’allenamento. Lo stato di forma di atleti sottoposti a gare intensissime ogni tre giorni, continui allenamenti, trasferte in Italia ed in Europa, parte soprattutto dal loro stato di salute e di efficienza fisica.
Senza questa base di partenza, sarebbe molto difficile per l’atleta mantenere ad alti livelli il suo stato di forma ed è quindi in questa logica che dovrà inserirsi il lavoro del preparatore atletico.
La ricerca continua di esercitazioni per prevenire gli infortuni e quindi i periodi di inattività, l’importanza di svolgere delle rieducazioni che restituiscano all’atleta la piena funzionalità per scongiurare delle ricadute, sono ormai diventate attività indispensabili che richiedono sempre una maggior professionalità e conoscenza specifica.
Quest’obiettivo, può essere conseguito solo se l’operato dello Staff sanitario e tecnico è svolto lavorando con gran sinergia e con rispetto reciproco e delle rispettive professionalità. La mia relazione vuole portare la testimonianza di come questo viene realizzato all’interno dei club dove ho lavorato negli ultimi anni e di come il preparatore atletico abbia una sua importante collocazione sia per creare continuità tra le varie competenze, che per mantenere i risultati raggiunti.
L’esempio di come viene organizzato il lavoro all’interno di un team professionistico, potrebbe essere un riferimento anche per tutte quelle strutture che si occupano di rieducazione, con un approccio moderno di ricerca del ripristino fisiologico della funzione e non dell’esclusiva soluzione del trauma o della patologia.

Lo staff

Lo staff di una squadra di pallacanestro, ma ci sono sicuramente molte analogie con gli altri sport di squadra come il calcio, la pallavolo etc. è solitamente composto da:


Staff medico-sanitario Staff tecnico

1) responsabile medico
2) responsabile ortopedico
3) fisioterapista
4) massaggiatore
5) consulenti esterni
1) capo allenatore
2) vice allenatore
3) assistente allenatore
4) preparatore atletico
5) consulenti esterni
I consulenti esterni sono di vario tipo e possono essere fissi, nel senso che seguono la squadra per tutta la stagione agonistica, oppure occasionali, ai quali viene richiesta una specifica prestazione per un determinato periodo o per una determinata problematica. I consulenti fanno sempre riferimento ai vari responsabili di settore. Le mansioni e le responsabilità di tutti i singoli componenti lo staff devono essere chiare e trasparenti, in maniera da non sovrapporre od omettere gli interventi necessari.
Programmazione del lavoro
Il lavoro di rieducazione che un atleta professionista deve fare in seguito ad un infortunio, deve ricreare uno stato di efficienza tale che permetta il ritorno all’attività agonistica con l’assenza di rischi e spesso nel minor tempo possibile. Le pressioni che ci sono sulla squadra sempre alla ricerca del massimo risultato non creano un ambiente di lavoro favorevole, il successo del lavoro di tutti dipende dai risultati della stagione agonistica, è per questo che avere una sequenza di intervento chiara e procedurata può aiutare a lavorare con maggior serenità. Una volta che lo specialista ha deciso i tempi clinici di guarigione, i controlli da effettuare e le varie procedure valutative da eseguire, viene stilato un programma di lavoro. La tabella che segue, riassume a grandi linee, una proposta non specifica di come viene solitamente suddiviso il volume generale del lavoro da effettuarsi e da chi viene svolto. Dove non compare alcuna indicazione numerica è da intendersi come difficilmente preventivabile poiché collegata alle diverse situazioni.
Fasi del lavoro Suddivisione generale dei volumi di lavoro

1) Fase di rieducazione

Fisioterapista 80%
Preparatore Atletico 20%


2) Fase di atletizzazione generale
Fisioterapista 40%
Preparatore Atletico 60%

3) Fase di atletizzazione specifica
Fisioterapista 20%
Preparatore Atletico 50%
Allenatori 30%

4) Fase di inserimento in squadra
Fisioterapista
Preparatore Atletico
Allenatori

4) Fase di prevenzione
Fisioterapista
Preparatore atletico
Allenatori
1) Nella fase di rieducazione il ruolo del preparatore atletico è quello del mantenimento, per quanto possibile, del miglior stato di efficienza generale. Per un atleta il passaggio dalla piena attività alla completa inattività è quanto di più controproducente. Molte ricerche dimostrano come da un punto di vista nervoso, anche il movimento dell’arto opposto a quello infortunato possa essere vantaggioso e come la peggior cosa sia il non movimento. Compatibilmente con l’infortunio verrà organizzato un programma di attività fisica generale che permetta se non di mantenere, di non perdere completamente i livelli generali di efficienza cardiovascolare, di forza e flessibilità. Non trascuriamo che la lunga inattività è anche dannosa psicologicamente per l’atleta. In questo periodo, anche dei consigli su come cambiare il regime alimentare diventa determinante e la valutazione del peso e della percentuale della massa grassa può essere un valido sistema di controllo.

2) La fase di atletizzazione generale, è quel momento di passaggio dalla rieducazione al lavoro atletico, dove ancora non si fanno delle richieste specifiche e l’intensità del lavoro è medio bassa. La funzionalità raggiunta non è ancora ottimale, ma si possono gradualmente introdurre le prime esercitazioni generali per ripristinare una sufficiente economia dei gesti atletici di base. Solitamente l’attrezzo di gara viene introdotto con gradualità, richiedendo esclusivamente quei movimenti tecnici, che possono essere riprodotti correttamente senza nessun tipo di adattamento. L’atleta lavora senza alcun’opposizione e con poche situazioni a richiesta variabile. In questa fase, come nella successiva, visualizzare i propri allenamenti tramite video per evidenziare la corretta esecuzione di un movimento o la mancanza di economia di un gesto, può essere un valido ausilio.

3) Durante il periodo dell’atletizzazione specifica, l’atleta ha quasi ristabilito la sua funzionalità e gradualmente inizia a lavorare su movimenti tecnici caratteristici della disciplina. Il lavoro di condizione sarà sempre più affine a quello richiesto per la gara e gradualmente aumenterà, per le discipline che lo richiedono, l’opposizione dell’avversario. Inizieranno le esercitazioni analitiche del lavoro di squadra in sovranumero ed in sottonumero. In questa fase, avere la possibilità di lavorare con un allenatore o solitamente con un assistente, per costruire assieme delle progressioni didattiche o degli allenamenti mirati, che portino l’atleta a riacquistare la massima confidenza con i movimenti tecnici, è sicuramente un grossissimo vantaggio.

4) Il momento dell’inserimento dell’atleta nel lavoro di squadra è estremamente delicato, soprattutto da un punto di vista psicologico. In alcuni casi l’andamento del periodo riabilitativo ed i relativi intoppi che ci possono essere stati, il livello di sofferenza patito, possono influenzarne l’esito. Si può passare da situazioni di grande euforia, con tendenza alla mancanza di un sufficiente controllo dei movimenti, ad altre di timore, con poca fiducia o paura delle proprie azioni. Essendo la gradualità alla base del processo rieducativo, anche in questa fase, le proposte vanno effettuate con piccoli passi. Personalmente, preferisco riprodurre situazioni agonistiche speciali con allenamenti mirati e far partecipare inizialmente l’atleta a dei singoli momenti dell’allenamento, senza che ci sia mai grosso accumulo di fatica. Lo stato emotivo al quale spesso l’atleta è sottoposto, influenza negativamente il suo rendimento, questo indistintamente dal livello di efficienza. E’ importante che l’allenatore e tutti i suoi collaboratori siano a conoscenza e condividano le scelte del programma di riadattamento dell’atleta al lavoro di reinserimento in squadra.

5) Ritengo Il lavoro di prevenzione parte fondamentale dell’attività di una squadra. Personalmente cerco di costruire delle esercitazioni più generali ed altre individualizzate con la collaborazione del fisioterapista e del medico. L’allenatore deve riconoscere l’importanza di questo tipo di attività supportandolo ed inserendolo nella programmazione settimanale del lavoro della squadra. Nel caso di un atleta reduce da un infortunio, diventa ancora più importante, inserire terapie od esercitazioni, che permettano di mantenere al miglior livello lo stato di funzionalità acquisito dalla rieducazione.

L’instabilità di spalla, il lavoro del preparatore atletico

L’instabilità di spalla non è sicuramente tra i traumi più specifici nella pallacanestro, come lo è invece per la pallavolo, la pallanuoto, il baseball o il tennis. Non è ai livelli dei traumatismi a carico della caviglia, del ginocchio o della schiena, ma comunque l’incidenza non è di certo completamente trascurabile. Solitamente l’evento traumatico avviene o in seguito ad una caduta, oppure per dei movimenti causati dai ripetuti contatti soprattutto sotto canestro.
Ripassando lo storico degli infortuni avuti dagli atleti nei team dove ho lavorato negli ultimi dieci anni, il numero di incidenti alla spalla che abbiano causato inattività e sospensione dell’attività agonistica, è stato il seguente e così risolto:

- 3 atleti hanno avuto un intervento chirurgico di riduzione dell’instabilità;
- 5 atleti hanno seguito un lavoro conservativo per tutta la stagione agonistica;
- 4 atleti hanno seguito un lavoro conservativo solo per il periodo riabilitativo;

Considerando che una rosa di prima squadra è solitamente composta da 12 atleti, il 10% del numero complessivo ha avuto traumatismi più o meno gravi alla spalla, contro il 40% circa alla caviglia il 30 % circa al ginocchio ed il 20% circa alla schiena.
Il lavoro del preparatore atletico durante il periodo rieducativo viene focalizzato sull’esecuzione corretta del gesto tecnico, con particolare attenzione ai movimenti di passaggio e tiro con braccia in abduzione e sulla ricerca ed il mantenimento di un corretto equilibrio muscolare per migliorare la stabilità articolare. Come molti autori concordano, il movimento di spalla è reso possibile dalla partecipazione di più articolazioni non solo quella gleno-omerale. Si parla infatti di “ritmo scapolo omerale” e la valutazione del movimento si è allargata, oltre all’arto superiore, a quei movimenti che coinvolgono anche il rachide cervicale, quello dorsale e del bacino. Solo il conoscimento delle azioni tecniche specifiche che l’atleta dovrà eseguire e di quella che dovrebbe essere la funzionalità ideale, permette di costruire delle progressioni di lavoro adatte.
Nel caso della pallacanestro le azioni tecniche più complesse da riprodurre dopo un infortunio di spalla sono:

- il passaggio due mani sopra il capo;
- il passaggio base-ball;
- le azioni fallose di tenuta;
- le azioni fallose sul tiro e sul rimbalzo con braccia in alto;

Le azioni fallose sono punite dal regolamento, ma vengono comunque utilizzate e non possono essere prevedibili e quindi escluse dalle fasi di gioco. Riadattare l’atleta anche alle situazioni limite, è un fattore determinante per fargli acquisire la completa sicurezza e il pieno controllo del movimento.
In questo caso, il principio della gradualità di carico ed il controllo dell’economia delle azioni, diventa fondamentale, ed il preparatore atletico dovrà proporre esercitazioni adatte a tale scopo.
Sappiamo che la spalla è un’articolazione a stabilità muscolare e per quanto riguarda il mantenimento di un corretto equilibrio, non dobbiamo concentrare le esercitazioni solo sul lavoro muscolare, ma anche sull’allungamento delle strutture connettivali, partendo da una valutazione posturale del soggetto. Il programma di prevenzione sarà più qualitativo se supportato da delle valutazioni riproducibili, che permettono di determinare quali sono gli esercizi adatti, quale l’eventuale deficit muscolare e quale potrebbe essere una progressione di carico. Questo permetterà di valutarne anche l’efficacia nel tempo.
Un altro aspetto importante che deve seguire il preparatore atletico, che solitamente viene trascurato per mancanza di conoscenza, oppure di comunicazione tra i vari componenti dello staff, è la scelta o l’adattamento delle esercitazioni tecniche, che se proposte superficialmente, all’atleta rieducato, possono creare dei traumatismi estremamente dannosi. Un esempio chiarificatore, nei soggetti che hanno avuto patologie alla spalla, è la scelta degli esercizi che vengono normalmente utilizzati in moltissime discipline sportive, nei programmi di muscolazione. Alcuni di questi sono estremamente dannosi perché creano una forte anteposizione di spalla ed un’intrarotazione di omero e dovrebbero essere esclusi dalle routine di lavoro e sono:

- Lento dietro (Press behind the neck);
- Trazioni dietro alla Lat Machine (Lat pull down behind the neck);
- Tirata al mento (Upright row);

Gli stessi gruppi muscolari,possono essere allenati con minor rischio per l’articolazione della spalla tirando o spingendo il bilanciere o la sbarra frontalmente, in maniera da creare una stabilizzazione di scapola ed un’extrarotazione di omero. E’ comunque preferibile, per gli atleti che hanno avuto problematiche di spalla, utilizzare maggiormente i manubri, in maniera da favorire l’attivazione dei muscoli stabilizzatori ed allo stesso tempo aumentare l’effetto dell’allenamento propriocettivo.


Conclusione

Il programma riabilitativo che deve essere programmato per un atleta, non deve pensare esclusivamente al ripristino della migliore funzionalità, ma deve considerare anche le azioni tecniche e le sollecitazioni che esso dovrà effettuare in base alla disciplina che pratica. Nel passato il programma di “riatletizzazione” era spesso superficiale, se non trascurato da tutte le componenti che si occupavano di rieducazione funzionale. Negli ultimi anni, si è visto che per ottenere i migliori risultati, in sinergia al programma di riabilitazione che detta tempi e principi operativi, ha preso rilevante importanza l’opera del preparatore atletico. Conoscendo le azioni che l’atleta dovrà effettuare durante l’evento agonistico, il preparatore atletico dovrà creare delle progressioni di riadattamento al movimento tecnico. La conoscenza dei principi utilizzati nel programma riabilitativo, permetterà di salvaguardare lo stato di efficienza dell’atleta, organizzando e programmando allenamenti individualizzati, anche per il proseguo della stagione agonistica. Secondo i principi della riabilitazione moderna, diventa quindi indispensabile la sinergia tra medico, fisioterapista e preparatore atletico.


Bibliografia

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