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Le fratture della scapola sono lesioni poco comuni che rappresentano il 5% delle fratture della spalla, l’1% di tutte le fratture e il 3% dei traumi che interessano il cingolo scapolare. Vengono causate da traumi importanti ad alta energia, quali incidenti motociclistici o cadute dall’alto, e spesso si presentano con lesioni associate quali lussazione gleno-ome- rale e acromion-claveare, sterno-claveare, frattura della clavicola “floating-shoulder” o più raramente dissociazione scapolo-toracica. Queste fratture sono più frequenti in soggetti di sesso maschile di età compresa tra 25 e 45 anni. La relativamente bassa incidenza di questo tipo di fratture è dovuta alla presenza di uno strato muscolare che avvolge e protegge la scapola, dal sostegno fornito dalla gabbia toracica e dalla estrema mobilità del cingolo stesso, formato da un sistema di sospensione costituito da strutture osteo-muscolari in grado di scaricare le forze traumatiche sulla clavicola e sulle sue articolazioni. Nei primi anni Novanta Goss introdusse il concetto di complesso sospensore superiore della spalla come anello formato da tessuti molli e ossei comprendente la glenoide, la coracoide, i legamenti coraco-clavicolari, la porzione distale della clavicola, l’articolazione acromion-clavicolare e l’acromion. Da tale argomentazione deriva che la lesione di un solo componente di tale complesso non compromette il sistema ma, considerando che i frammenti di eventuali fratture del collo glenoideo sono direttamente collegati alla clavicola dai legamenti coraco-clavicolari, una le- sione doppia del complesso sospensore superiore può generare un problema legato alla stabilità e richiedere un trattamento chirurgico. Una classificazione su base anatomica, pertanto, risulta utile nell’inquadramento di tali lesioni per un più appropriato trattamento.
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